Nick Tandy in pole a Daytona

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La nuova Porsche GT3 R ha debuttato alla Rolex 24 con il botto, ha segnato il miglior giro della categoria GTD nelle qualifiche,  con la numero #73 del Park Place Porsche / Jet Edge Team. Nelle mani di Norbert Siedler ha girato in 2.04,798.

I primi commenti del pilota al termine delle qualifiche “ In condizioni di pista bagnata come oggi, chiunque desidera sempre di avere una Porsche da guidare, la vettura ama le condizioni difficili, nella squadra siamo tutti molto felici per questo risultato ottenuto con una vettura al debutto.”

Al secondo posto un’altra debuttante, mai in 54 anni di Rolex 24  a Daytona, si era vista una Lamborghini in pista. La Huracan  numero #28 del Konrad Motorsport, girando a 2.06,556 si è aggiudicata la seconda posizione di classe. Alla guida era Marc Basseng. Al terzo posto di graduatoria un’altra Porsche GT3 R, la numero #22 del Team Meteo Tech con alla guida il pilota Leo Keen.

28-31 January, 2016, Daytona Beach, Florida USA 20, Chevrolet, ORECA FLM09, PC, Marc Drumwright, Johnny Mowlem, Tomy Drissi ©2016, F. Peirce Williams LAT Photo USA

28-31 January, 2016, Daytona Beach, Florida USA
20, Chevrolet, ORECA FLM09, PC, Marc Drumwright, Johnny Mowlem, Tomy Drissi
©2016, F. Peirce Williams
LAT Photo USA

Johnny  Mowlem sulla Oreca FLM09 numero # 20 del bar1/Motorsport Zoolander ha segnato per il suo secondo anno consecutivo la pole del Prototype Challenge. Divide la  vettura con il veterano NASCAR, Brendan Gaughan. “ Le condizioni di oggi erano veramente indecenti, la vettura sui banking scivolava da tutte le parti, il team ha fatto un sacco di prove e in queste condizioni potremmo anche fare dei tripli stint di guida nella notte. Se sarà asciutto potrebbe essere più complicato, vedremo come si comporteranno le gomme posteriori.”

StephenSimpson con al sua #85 del JDC-Miller Motorsport si è infilato fra le due Oreca del team bar1, ha segnato un  2.07, 413  che gli è valso il secondo posto in classifica. Terza l’altra vettura del bar1 con Ryan Eversley alla guida.

27-29 January,28-31 January, 2016, Daytona Beach, Florida USA 73, Porsche, GT3 R, GTD, Patrick Lindsey, Matthew McMurry, Jorg Bergmeister, Norbert Siedler ©2016, F. Peirce Williams LAT Photo USA

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73, Porsche, GT3 R, GTD, Patrick Lindsey, Matthew McMurry, Jorg Bergmeister, Norbert Siedler
©2016, F. Peirce Williams
LAT Photo USA

Nick Tandy in coppia con il campione IMSA di categoria GTLM sulla nuova Porsche 911 del Team ufficiale North America si è aggiudicato la pole della Rolex 24. Il tempo segnato da Nick è stato 2.01, 408. Continua il bel momento dei due ragazzi Porsche che negli ultimi dodici mesi hanno messo in bacheca, l’uno la 24 Ore di Le Mans, l’altro il campionato Tudor USCC di categoria.

“ La fine della sessione è stata molto interessante “ dice Tandy “ dopo la bandiera rossa, quando siamo ripartiti, avevamo solo il tempo per un giro lanciato, ma l’idea pazza del Team era quella di un risultato uno-due, abbiamo rischiato molto, le condizioni meteo erano disastrose, ma ci siamo riusciti. Siamo tutti molto felici.”

Fred Mako sulla Porsche numero #912 ha completato la prima fila con un tempo di 2.02, 364.

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John Edwards ha portato in terza posizione nella classe GTLM la nuova BMW M6 del Team RLL,fresca di debutto.

 

 

 

 

Risi Competizione ha la sua 488 GTLM

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Prime prove libere a Daytona, un temporale ha mescolato le carte dei valori in campo, nel torbido la Ferrari di RISI Competizione pesca il bandolo della matassa, ferma il crono su 1.55,078 a soli 0.271 di gap dalla prima posizione provvisoria, appannaggio di Ozz Negri sulla Ligier JsP2, a quanto sembra la nuova Ferrari 488 è nata sotto una buona stella, l’attesa ha dato i suoi frutti.

Ricordiamo che ai test collettivi di inizio gennaio, la nuova vettura di Risi non era disponibile in quanto gli adattamenti necessari alla configurazione regolamentare per il campionato americano, avevano allungato la data di consegna.

La Ferrari numero # 62 si avvale di una line-up ufficiale da Maranello, Giancarlo Fisichella e Toni Vilander sono i titolari dell’intero campionato IMSA WeatherTech, per la corsa del “ twice around the clock” saranno affiancati da Davide Rigon e Olì Beretta.

Con il debutto in corsa previsto per sabato, diventano quattro le berlinette di Maranello che RISI Competizione ha fatto debuttare nei campionati americani per SportsCar, la 360GT nel 2002, la 430 GT nel 2006 e la 458 nel 2011.

L’ultima partecipazione della Ferrari # 62 è stata funestata lo scorso anno da un problema di natura elettrica che ha ammutolito il motore quando stava per scoccare la undicesima ora di corsa.

In diciassette anni di competizioni il Team RISI ha corso la Daytona sette volte, il miglior risultato rimane la vittoria di classe nel 2002, nonostante la squadra abbia vinto su ogni circuito americano e pure la prestigiosa 24 Ore di Le Mans, per il Team con base in Texas, la Rolex 24 rappresenta ancora un must.

Rick Meier, ingegnere di pista racconta le prime esperienze con la 488 “ Considerati i tempi stretti, avevamo inviato a Michelotto la richiesta di preparare la vettura con le specifiche IMSA che sono in parte differenti da quelle di ACO FIA, anche cose pratiche come le reti per i finestrini sulle portiere, la macchina sarebbe arrivata a ridosso della corsa e per noi era necessario scaricarla dall’aereo già pronta per la pista. Due meccanici ed il nostro responsabile informatico hanno affiancato i tecnici italiani. Alcune specifiche riguardavano il sistema delle luci, la vettura viene consegnata con rapporti al cambio standard e non adatti ai banking, quindi era necessario che giungesse a noi già configurata nel modo corretto. Le nuove sedute per i piloti non sono più su rotaia ma è necessario usare degli inserti, e questa in particolare non è una operazione veloce. Sciocchezze come installare il nostro sistema radio, il serbatoio per fornire drink durante la guida, la nostra livrea con gli sponsor, tutte operazioni che sommate impiegano ore di lavoro. Avevamo la necessità che tutti i sistemi primari e secondari, meccanici o elettrici, risultassero installati ed operativi.Durante uno shake down a Fiorano per la verifica generale, i tecnici hanno inserito i dati dei pits a mano, la capacità del serbatoio è stata controllata in base ai parametri del BoP IMSA. Sembra una gran confusione, in realtà è ciò che è necessario fare sempre, quando una vettura sconosciuta inizia la propria carriera in pista.”

photo RISI Competizione

 

 

 

 

Race Performance Titolo e novità

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Con la gara di Sepang si è chiuso il Campionato Asian LMS, conquistando il secondo gradino del podio, Niki Leutwiler e Oliver Webb, piloti del Team Race Performance supportati dal main sponsor MOMO Megatron, di fatto, hanno conquistato il titolo asiatico.

Giustamente il podio si è trasformato nella celebrazione della vittoria “ Nel corso delle ultime quattro gare la nostra macchina è stata perfetta, l’affidabilità di tutto il pacchetto è stata di riferimento per tutta la concorrenza. Abbiamo guadagnato un grande successo con un lavoro superbo da parte di tutta la squadra, abbiamo dei meccanici favolosi, a loro un ringraziamento speciale, così come ai nostri ingegneri Urs Meier e Paul Thomas.”

“ Fin dall’inizio di stagione abbiamo dominato, due vittorie nella gara inaugurale al Fuji, due secondi posti in Burinam e nella gara finale, così ci siamo conquistati il titolo. Non avremo molto tempo per festeggiare, siamo già al lavoro per la gara di apertura della ELMS e soprattutto vogliamo ben figurare alla 24 Ore di Le Mans.”

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Il programma del Team svizzero per il nuovo anno, dopo una stagione di assenza, prevede la partecipazione a due classi distinte del campionato europeo ELMS, con la vecchia Oreca 03R  Judd in classe LMP2, con una nuova Ligier Js P3, nella classe LMP3.

Il team Manager Michel Frey non vede l’ora di ricominciare “ Race Performance assieme ai suoi partner hanno messo in piedi un programma ambizioso per il nuovo anno, cercheremo di affrontare le nuove prove con la consueta professionalità e speriamo anche con successo. Confermo che saremo presenti anche alla gara supplementare di  Spa- Francorchamps.”

Photo Race Performance /MOMO

Rebellion Racing, tutto confermato per il 2016

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Infine giunse la conferma, anche il Team svizzero Rebellion Racing, ha iscritto due vetture al Campionato Mondiale Endurance della FIA 2016 che include la prestigiosa 24 Ore di Le Mans. Le auto sono le R-ONE LMP1 motorizzate AER dello scorso campionato in versione aggiornata. Le formalità burocratiche sono state completate con i moduli di richiesta di iscrizione inviati a FIA e ACO.

Rebellion Racing intende con il suo impegno, confermare il proprio status di squadra leader nella sua categoria avendo vinto per la quarta volta consecutiva il Trofeo Endurance FIA WEC LMP1 Team Privati.

La conferma della motorizzazione era prevista, sia AER che Rebellion hanno acquisito molta esperienza sul motore P 60 V6 biturbo, dopo il debutto nello scorso campionato, nelle factory si spera di aver risolto i problemi di gioventù che hanno afflitto le vetture in passato.

La line-up dei piloti è stata confermata al completo, Nick Heidfeld, Nicolas Prost, Mathias Beche, Dominik Kraihamer, Alexandre Imperatori e Mathéo Tuscher difenderanno ancora i colori dello sponsor nella prossima stagione. Dal canto suo, anche  il costruttore di orologi da polso Rebellion Timepieces ha confermato la presenza del proprio marchio sulle carrozzerie della squadra elvetica, orgoliosi di competere contro i migliori marchi dell’automobilismo mondiale.

Il Team Manager Bart Hayden ha assicurato che rispetto allo scorso anno, il Team sarà presente fin dalla prima gara di Silverstone, come ricorderete, l’inizio della collaborazione con AER, aveva prodotto un ritardo di preparazione che aveva costretto la squadra a mancare al primo appuntamento stagionale.

Photo Rebellion Racing

Juanita ” Lightnin ” Epton , una vita per il D.I.S.

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Da quando un piccolo spazio televisivo per sentenziare sull’aria fritta non si nega a nessuno, schiere di sapientoni dell’ultimo minuto, hanno spiegato che la parola d’ordine per il futuro, nel mondo del lavoro, sarà cambiamento. Per ritrovare lo spirito competitivo, per sentirsi cucita addosso la voglia di produrre, che cosa in particolare non è dato sapere, ma tanto basta per riempire i palinsesti, per spendere fiumi di parole che circumnavigando i nostri pensieri, rendono più grevi le nostre malinconie e più ingarbugliate le nostre decisioni.

Se non crediamo a tutta questa faciloneria a basso costo, ci può essere d’aiuto pensare che ancora esistono figure, ma diventano sempre più rare, non fosse altro per l’età anagrafica, che hanno dedicato una vita intera al piacere di prestare la propria opera al servizio di una singola azienda, di più, si sono scelti la loro icona, l’hanno inseguita, raggiunta e coccolata per sempre.

Nel caso del Daytona International Speedway, la persona è senza dubbio Juanita “Lightnin” Epton, arzilla 95enne, l’impiegata con lo stato di servizio più prolungato nella storia dello Speedway.

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Recentemente l’impianto della Florida è stato aggiornato per reggere l’impatto con il futuro, e quando sabato la bandiera verde darà il via alla 50° edizione della gara di 24 ore, la sua dipendente più devota, Juanita, sarà fra le poche al mondo che potrà descrivere quella lontana prima edizione, Lei c’era.

“ Ricordo che fu una giornata emozionante, alcuni si erano messi il vestito della domenica, altri semplicemente, indossavano blue jeans, e allora non era così comune come oggi, il biglietti per quella prima gara costavano 8$, 10 $ e 15$, ci furono comunque circa 40.000 tifosi presenti. Fu un grande spettacolo ed una giornata felice per tutti.”

Lightnin, è originaria di Grenada, Mississippi, un piccolo villaggio 700 miglia a nord-ovest di Daytona che nel 1920 conta ben 3.402 anime. Il suo futuro marito, Joe Epton, originario della Carolina del Sud, lavora in città presso la JA Jones Construction Company, una ditta specializzata in lavori per il Ministero della Difesa. A quel tempo Juanita lavorava  presso l’ufficio dello sceriffo in città, il quale , sicuramente doveva essere anche un buontempone, in quando a tempo perso, per gli amici, si dilettava come assistente di Cupido.

“Più volte mi parlò di questo suo amico, giovane e bello. Per un po’ di tempo rifiutai, mi sentivo una donna indipendente e con una carriera davanti, ma poi il destino ci mise lo zampino e ci incontrammo una sera alla pista di pattinaggio. Eravamo due sudisti estroversi ed entrambi affrontavamo la vita con impeto, lo sceriffo aveva visto lontano. Ci sposammo a casa di un pastore di Greenville, Carolina del Sud.”

Con il passare degli anni Joe , divenne capace di costruirsi una carriera nel motor sport, strinse amicizia con il famoso promoter Joe LittleJohn che organizzava eventi in tutto il Sud degli Stati Uniti e presto inizio a lavorare per lui in una moltitudine di ruoli differenti, fra i quali quello decisivo di segna punteggio.

Più tardi, quando Epton conobbe il grande Bill France, lo fece in un periodo nel quale, Bill stava organizzando il suo sogno in grande sul circuito di Daytona ed aveva proprio la necessità di una persona che conoscesse l’ambiente e conoscesse il lavoro dello segna punti. Divenne capo del servizio timer della NASCAR nel 1947 e girò in tutto il paese seguendo i campionati vedendo molte più corse di chiunque altro.

Quando venne il  momento di rinnovare lo Speeedway nel 1958, Joe e Juanita si trasferirono a Daytona, con le competenze da carpentiere che aveva, Joe contribuì alle nuove costruzioni e non solo come consulente mentre Lightnin entrò in ufficio assieme alla moglie di Bill. A quel tempo la palazzina degli uffici era sistemata lungo la strada che conduceva al circuito.

La pista venne costruita in una zona altamente paludosa, gli operai dovevano lottare contro la fauna selvatica e proteggersi dai numerosi serpenti a sonagli che popolavano la zona, i mucchi di sporcizia si accumulavano fuori da quello che sarebbe diventato il Daytona International Speedway. Per Juanita il ricordo più frequente ripensando a quegli anni è l’immagine di un miracolo che sorge dalla acque della palude.

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La pista ha certamente avuto un impatto vigoroso sulla cittadina così come era allora “ Volevo essere considerata una cittadina , quindi abitavamo a 15 minuti dal circuito e le case erano pochissime , rispetto a quello che è diventata oggi la città di Daytona,nel corso dei decenni, il circuito sicuramente ha cambiato la vita di queste persone.”

Le sue parole nascono dall’esperienza diretta di collaborazione con la famiglia France fin dalla nascita della NASCAR “ Loro hanno fatto un ottimo lavoro e sicuramente meritano tutto quello che hanno, oggi se Bill Jr non deve svolgere mansioni umili lo deve a questo gruppo meraviglioso di persone che hanno lavorato duramente per ottenere la realizzazione dei loro sogni. L’ambiente di lavoro era basato sul massimo rispetto, facendo particolare attenzione per i valori della famiglia e delle relazioni personali. Mr France era solito definirci , l’esercito di Annie perché effettivamente lavoravamo insieme con molta intensità.”

“ Non dimenticherò mai quello che Bill Jr mi disse una volta “ Sei proprio come la mamma, se lei dice qualcosa, tu sei come la sua memoria”

Lei è la memoria storica del circuito, nei suoi 57 anni passati con Daytona ha visto molti cambiamenti “ Quando vendevamo i biglietti, avevamo un grande libro mastro dove annotavamo ogni cosa per ogni sedile, il nome del tifoso e il suo indirizzo. C’era un grande cartone con disegnata la tribuna e ogni volta che vendevamo un biglietto segnavamo che quel posto non era più disponibile, a volte abbiamo avuto grandi problemi, per qualche ragione ci si dimenticava di segnare la vendita di un biglietto e subito nasceva una grande confusione, ora non più, queste cose sono controllate dai computers, ma allora facevamo tutto a mano.”

“ Quando con la Signora France si cominciò a parlare di queste attrezzature, ricordo che mi disse, “ Non mi dispiace il progresso, so che non posso fermarlo, ma voglio che tu ricordi di non perdere mai il contatto con la gente. La nostra gente sono la priorità non vogliamo che diventino un numero.” Ho l’impressione che Lei tenesse veramente a questo, infatti per noi, le persone sono sempre state molto importanti. Penso che la chiave del successo, qui al Daytona International Speedway, sia stata proprio questa.”

Dopo queste parole non sorprende che la parte più importante del suo lavoro siano stati i rapporti umani “ La gente viene alla mia finestra e chiede se possono farsi una foto assieme a me, se possono stringermi la mano, io non ho mai rifiutato. Sono queste le persone che vogliamo che ritornino da noi, quelle con la passione dentro. Se a loro non interessasse, non avrebbero il piacere di ricordare. Quando si perde la possibilità di capire quanto sono importanti le persone e le relazioni, si perde tutto.”

Pur avendo 95 anni e vivendo sola, Juanita è piena di forza e di vigore, ogni giorno si reca al lavoro in ufficio.

“ L’altro giorno mentre stavo uscendo mi sono messa a piangere, avrei dovuto iniziare le vacanze, ma così facendo avrei perso le persone con le quali lavoro,  il contatto con i clienti da aiutare, così sono tornata due settimane prima. Ogni giorno è una nuova esperienza, vivo la mia vita così intensamente che voglio godere di ogni momento possibile, sono stata così fortunata a lavorare con delle persone buone.”

“ Ho sempre sentito come un dovere, essere qui, quando le grandi gare arrivano a Daytona, so che ho molto lavoro da fare, io sono un grande fan delle corse, ma se ne voglio vedere una, andrò in un altro circuito.”

La veterana ha dei consigli per i tifosi che non sono mai stati allo Speedway “ Avrete la più bella esperienza della vostra vita, vedrete le persone più belle e generose del mondo e in più la pista veramente unica nel suo genere.”

L’ultimo progetto da 400 milioni di dollari per la ristrutturazione è stato chiamato con il nome di Rising, e ancora Lightnin riesce ad affascinarsi per questo “ La città dovrebbe essere grata per il progetto Daytona Rising perché non ci sarà in tutto il mondo qualcosa di simile a quello che sta per nascere qui.”

“ Bill Sr una volta, tanti anni fa, mi disse che avrei potuto lavorare qui finchè ne avessi avuto la voglia e io quella offerta, me la sono presa tutta.”

Il calore e la gentilezza che Juanita è riuscita a trasmettere attraverso la sua finestra della biglietteria, per oltre cinque decenni, ha sicuramente mostrato alle generazioni di spettatori che l’hanno conosciuta, quel carattere famigliare che ha caratterizzato la pista di Daytona.

photo copyright Daytona International Speedway

 

 

 

 

L’elenco degli invitati alla 24 Ore di Le Mans

OFFICIAL CARS PICTURE

OFFICIAL CARS PICTURE

La lista completa dei partecipanti alla prossima 24 Ore di Le Mans in programma il prossimo 18 e 19 giugno, verrà svelata alla conferenza di Parigi della prossima settimana. Seguendo i risultati dei vari campionati promossi da A.C.O., l’ultimo dei quali si è concluso ieri, l’ente organizzatore ha diffuso l’elenco delle quindici partecipazione ad invito, che includono il Garage 56.

Porsche Team – vittoria alla 24 Ore di LM in categoria  LMP1 ,  invito LMP1

KCMG – vittoria alla 24 Ore di LM in categoria LMP2 , invito LMP2

Corvette Racing GM – vittoria alla 24 Ore di LM in categoria LMGTE PRO , invito

LMGTE PRO

SMP Racing – vittoria alla 24 Ore di LM in categoria LM GTE Am , invito LMGTE Am

Greaves Motorsport – vittoria ELMS in categoria LMP2 ,  invito LMP2

Formula Racing – vittoria ELMS in categoria LM GTE , invito LM GTE PRO o Am

BMW Team Marc VDS – secondo ELMS in categoria LM GTE , invito LM GTE PRO o

Am

TDS Racing – vittoria ELMS in categoria GTC , invito LM GTE Am

Team LNT – vittoria ELMS in categoria LMP3 , invito LMP2

Michael Shank Racing –  nominato da  Tudor USSC , invito  LMP2

Scuderia Corsa – nominato da Tudor Ussc , invito GTE Am

Race performance – vittoria ALMS in categoria LMP2 , invito LMP2

Clearwater Racing – vittoria ALMS in categoria GT , invito LM GTE PRO o Am

DC Racing . vittoria ALMS in categoria LMP3 , invito LMP2 o GTE Am

Ogni iscrizione a invito, sarà valida solamente se i team in elenco risultano iscritti ad uno del seguenti campionati per l’anno 2016 , l’European Le Mans Series, L’Asian LMS, o il WeatherTech SportsCar Campionship IMSA.

L’invito per il Garage 56 è stato inviato al Team Frédéric Sausset Racing 41, per il progetto di tecnologia sportiva applicata alla disabilità, i dettagli verranno svelati prossimamente.

Questo elenco rappresenta un possibile impegno per 15 posti in griglia sui 58 previsti per sabato 18 giugno.

photo ACO Le Mans

 

La Rolex 24 verso il cinquantesimo

DAYTONA BEACH, FL - FEBRUARY 6, 1966:  Drivers Lloyd Ruby and Ken Miles enjoy victory lane following their win in the first 24 Hours of Daytona at Daytona International Speedway driving a Ford Mk II for Shelby American Racing. The pair had teamed the year before to win the Daytona Continental 2000 KM race. A month later, Ruby and Miles would combine to also win the 12 Hours of Sebring in Sebring, Florida. (Photo by ISC Images & Archives via Getty Images)

DAYTONA BEACH, FL – FEBRUARY 6, 1966: Drivers Lloyd Ruby and Ken Miles enjoy victory lane following their win in the first 24 Hours of Daytona at Daytona International Speedway driving a Ford Mk II for Shelby American Racing. The pair had teamed the year before to win the Daytona Continental 2000 KM race. A month later, Ruby and Miles would combine to also win the 12 Hours of Sebring in Sebring, Florida. (Photo by ISC Images & Archives via Getty Images)

Brilla la rugiada sui fili d’erba dondolandosi alla luce dell’alba, così oggi come allora. Quando si abbasserà la bandiera verde sullo Speedway di Daytona il prossimo 30 gennaio, saranno passati cinquant’anni esatti da quella lontana edizione numero 1.

Perpetua come le maree, la storia si ripete, il flusso migratorio invernale è terminato, il cuore riprende il suo pulsare normale mentre il mega impianto da 400 milioni di dollari sulla costa della Florida centrale riaccende il suo respiro.

Cinquant’anni fa era battaglia fra  Ferrari e Ford.  Soffiava il vento da nord portando il fresco della rinascita, suggeriva al combattente di usare il suo coraggio, di seguire la propria saggezza, e Bill France Sr, era un combattente. Capì che i tempi erano maturi, che era venuto il tempo di estendere con un breve circuito infield, il suo velocissimo Super Speedway da 2.5 miglia con quattro curve sopraelevate. Era arrivato il tempo per una corsa da 24 Ore.

DAYTONA BEACH, FL ? February 6, 1966:  For the second straight year, Ford dominated the 24 Hour Continental at Daytona International Speedway.  Ken Miles and Lloyd Ruby drove this Shelby American Ford MK II to the win in a repeat performance of their victory in 1965.   (Photo by ISC Images & Archives via Getty Images)

DAYTONA BEACH, FL ? February 6, 1966: For the second straight year, Ford dominated the 24 Hour Continental at Daytona International Speedway. Ken Miles and Lloyd Ruby drove this Shelby American Ford MK II to the win in a repeat performance of their victory in 1965. (Photo by ISC Images & Archives via Getty Images)

Di lì a poco l’uomo sarebbe arrivato sulla Luna e il profumo di quella energia soffiava dalla vicina base spaziale di Cape Canaveral. Bill di mestiere, annusava il business, la sua impresa  non poteva rimanere relegata nei confini dello stato, lui ci credeva e la sua creatura raggiunse l’apice, al pari della 24 Ore di Le Mans e della 12 Ore di Sebring, Daytona entrava di diritto nel Campionato del Mondo per Costruttori.

Lo schieramento era completo di 59 vetture alla partenza, di queste, dieci erano Ferrari, ed una sola portava l’ufficialità di Maranello, si trattava del prototipo 365 P3 del rappresentante americano Luigi Chinetti e del suo NART Racing Team. I piloti scelti furono la stella messicana Pedro Rodriguez ed un giovane americano Mario Andretti.

Ford dopo gli smacchi precedenti, non voleva correre rischi, specialmente davanti al pubblico amico, vennero schierate due squadre ufficiali, la squadra Shelby schierava tre nuovissime GT 40 denominate Mark II, per le coppie Ken Miles/ Lloyd Ruby , Dan Gurney/ Jerry Grant e infine Chris Amon/ Bruce McLaren.

Per il secondo nominativo, si pensò al prestigio della squadra principale che rappresentava il marchio nella NASCAR, Holman & Moody. Anche in questo caso la vettura era la Mark II ed i piloti designati furono, Walt Hansgen/ Mark Donohue e Richie Ginther/ Ronnie Peterson.

Dopo un tale spiegamento di forze si capi che l’edizione inaugurale avrebbe potuto essere l’avvenimento dell’anno, quindi Chevrolet fece il possibile perché nel clamore dello scontro epico, potesse brillare anche il proprio marchio. L’asso nella manica fu la Chaparral del texano Jim Hall, un missile bianco a trasmissione automatica unica nel suo genere ed un grande alettone a controllo pneumatico governato dall’abitacolo.

Due campioni per rompere gli indugi, Phil Hill e Jo Bonnier. Portarono quella stranezza di fatto al secondo posto in griglia e subito nel primo giro, Bonnier alla guida, passò in prima posizione. Ma le gare di 24 ore vanno affrontate con tutta la preparazione possibile di uomini e mezzi, dopo solo 16 minuti di gara, fu necessaria una sosta per la riparazione di una cinghia allentata e già dopo un ora la vettura veniva parcheggiata nel garage vittima di un malfunzionamento dello sterzo.

Miles prese la testa della corsa al secondo giro e, soste necessarie al box, a parte, guidò la classifica fino alla fine. Gurney terminò secondo, seguito da Donohue.

Come nelle migliori tradizioni delle gare riservate alle 24 ore, il meglio dello spettacolo si presenta mescolato alle luci dell’alba, Rodriguez innesca un testa a testa con Gurney per la terza posizione, una lotta titanica fra ex vincitori di Daytona, l’americano riuscirà a contenere la furia del messicano.

Miles e Ruby portano a casa la loro seconda vittoria consecutiva nell’impianto della Florida e il primo risultato utile della GT40 per il 1965, il piano d’azione prevedeva un approccio aggressivo con giri sul limite di 2.04 e doppi turni di guida da tre ore senza dormire, un progetto da 3.800 miglia, al termine saranno 10 in più.

“ Le prime dodici ore sono state un copione facile, mentre le ultime sono state perseveranza allo stato puro.” Questo il commento di un affaticato Miles al termine.

La prima 24 ore di Mario “Piedone”  Andretti è terminata al quarto posto.

Scorrendo i nomi degli sconosciuti che iscrissero il loro nome in quella prima 24 ore, l’evidenza è per un signore che diventerà un personaggio famoso e blasonato del motor sport americano, tale Roger Penske. Rinuncio alla guida per acquistare una concessionaria Chevrolet, mise in pista una Corvette sotto le insegne del suo team che giunse dodicesima in gara vincendo la sua classe. Chi ben comincia è a metà dell’opera.

Fra gli altri concorrenti che vale a pena di menzionare, c’è la futura star della NASCAR, Bobby Allison, un Jackie Ickx alle prime esperienze nell’endurance ed una donna che diventerà famosa alla Indy 500, Janet Guthrie.

La corsa si svolse in condizioni particolari di temperatura, si passò dai 47 gradi del giorno fino ai 17 della notte, una curiosità fu che per la prima volta venne usato un computer General Electric nel rilevamento dei tempi. Il freddo interferì con il normale uso dell’apparecchiature che si bloccò quindi ufficialmente i tempi furono il frutto del lavoro di 120 volenterosi ufficiali di gara.

Koveleskisssssssssss

Oscar Koveleski, che aveva lanciato il catalogo Auto World, un popolare negozio per auto modelli e slot car, era un gentleman driver che in coppia con  Hal Keck aveva dominato per quattro giri la 500 di Watkins Glen solo qualche mese prima. Venne convinto  da Carol Shelby  a partecipare a quella prima 24 ore della Florida.

“ Ci siamo detti che se fossimo potuti rimane in pista fino alla fine, sarebbe stato come vincere la corsa, il nostro team era formato da sei persone , mogli comprese. Purtroppo ad un certo punto l’asse posteriore della nostra Cobra cedette, e per noi fu la fine del sogno.” Ricorda ancora oggi Koveleski, che per anni è stato membro attivo del Road Racing Drivers Club.

Il vecchio Bill era euforico per l’occasione “ Pensiamo che il passaggio alla formula delle 24 ore ci permetterà di triplicare le presenza di spettatori sulla gara del 65, non abbiamo preparato una gara, ma una manifestazione che rimarrà a lungo fra i grandi eventi  delle corse automobilistiche.”

Quella dichiarazione al Daytona Beach Morning Journal fu profetica e la prova è sotto i nostri occhi, 50 anni dopo.

Photo IMSA

 

DeltaWing, una vettura a stelle e strisce

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Fra la moltitudine di dati e informazioni  elaborati dopo il termine del Roar before the 24, gli uomini del Panoz Racing hanno due certezze, la nuova livrea della DeltaWing a stelle e strisce ha entusiasmato il pubblico assiepato a bordo pista, sulle tribune o nelle balconate paddock, la loro coupè nelle veste definitiva è anche molto veloce, ha condotto in testa una sessione e nella sommatoria complessiva dei tempi è risultata sesta in classifica generale. Ora si sta lavorando per l’affidabilità, dote fondamentale per correre con successo, ma assolutamente necessaria in una 24 ore.

La line-up dei piloti confermati per la Rolex 24 comprende, Katherine Legge, Sean Rayhall, Andy Meyrick e Andreas Wirth. Il merito di condurre la numero #0 al best of di 1.39,955 è stato della Legge con la seconda vettura durante la sessione notturna, mentre Meyrick conquistava un onorevole secondo posto nella sessione finale di domenica.

8-10 January,  2016, Daytona Beach, Florida USA 0, Elan, DeltaWing DWC13, P, Katherine Legge, Sean Rayhall, Andy Meyrick, Andreas Wirth ©2016, Richard Dole LAT Photo USA

8-10 January, 2016, Daytona Beach, Florida USA
0, Elan, DeltaWing DWC13, P, Katherine Legge, Sean Rayhall, Andy Meyrick, Andreas Wirth
©2016, Richard Dole
LAT Photo USA

Come darle torto alla Katherine, se al termine delle tre giornate era euforica “ Sono stati tre giorni fantastici e tutto il team ha fatto un lavoro splendido. Penso che il duro lavoro e le modifiche apportate alla vettura, stiano pagando i dividendi con delle prestazioni interessanti. Abbiamo dimostrato velocità e con i cambiamenti che faremo guadagneremo anche l’affidabilità necessaria, a Daytona saremo in ottima forma. Dovremo adattare il nostro modo di guidare alle ultime novità introdotte sulla macchina, abbiamo bisogno di guardare oltre, essere gentili con i freni, non massacrare la  DeltaWing sui cordoli,  essere intelligenti con i sorpassi, insomma prenderci cura dell’auto e di noi stessi per tutta la lunghezza della corsa. Per le gare endurance serve una mentalità adeguata, e non solo dei piloti, ma dell’intero gruppo. Al Panoz DeltaWings ne sono tutti consapevoli ed è questa la ragione per la quale, nonostante un progetto estremo, siamo costantemente in miglioramento.”

Rayhall è il rookie della squadra, nonostante ciò, si è subito adeguato benissimo alle caratteristiche del mezzo “ Sono molto soddisfatto delle prestazioni che abbiamo ottenuto nei test, ho l’impressione che il nostro pacchetto sia adeguato per affrontare la 24 ore, mi trovo bene a lavorare con i ragazzi del team e penso che avremo grandi soddisfazioni durante la gara.”

La macchina è sempre andata molto bene a Daytona, ha qualificato in buona posizione ma è sempre mancata la possibilità di terminare la corsa, per questo nel 2016 la parola chiave è affidabilità. Tim Keene, il team manager, spiega così le attenzioni del Team “ Abbiamo fatto un grande lavoro in funzione delle nostre esperienze sul campo, siamo partiti dai controlli di qualità dei particolari coinvolti nei montaggi, i dati che determinano gli ingranaggi del cambio, abbiamo sottoposto a verifica i cablaggi, posto attenzione ai punti di sfregamento. Fatto questo, anche i piloti devono svolgere la loro parte, evitare i fuori giri sul motore, rimanere lontani dai cordoli più duri e soprattutto ricordandosi che stanno partecipando ad una gara di resistenza lunga diverse ore.” “ Avere piloti intelligenti fa parte del pacchetto affidabilità, allo stesso modo dei particolari che completano la vetture, dobbiamo imparare a lavorare all’unisono, la chiave è lavorare proattivi piuttosto che rettivi. Dobbiamo reagire sulle cose che sono fuori dal nostro controllo, tutto il resto avremmo dovuto prevederlo.”

photo via  IMSA

 

 

 

La M6 pronta per la Daytona

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L’esperienza nasce dal passato, dalla sofferenza, dall’impegno, la vecchia Nannarella diceva “ lasciatemi tutte le mie rughe, ci ho messo una vita a farmele ”, ecco se parliamo della saggezza della maturità e la accostiamo, con un paragone, al nostro mondo di appassionati di corse automobilistiche e specificatamente all’argomento scelto per oggi, la BMW North America e il Team RLL, incontriamo  facilmente l’armonia con il nome del pilota Bill Auberlen, il californiano, su 528 gare all’attivo in carriera, ne ha spese 371 al volante di una BMW.

Con tutta questa esperienza, chi meglio di lui può intervenire, decifrando il forte cambiamento, che il Team ha messo in pista sostituendo la vecchia Z4 con la nuova M6 in previsione della gara di Daytona, alla quale mancano ormai solo dieci giorni.

8-10 January,  2016, Daytona Beach, Florida USA 100, BMW, F13 M6, GTLM, Lucas Luhr, John Edwards, Kuno Wittmer, Graham Rahal ©2016, Richard Dole LAT Photo USA

8-10 January, 2016, Daytona Beach, Florida USA
100, BMW, F13 M6, GTLM, Lucas Luhr, John Edwards, Kuno Wittmer, Graham Rahal
©2016, Richard Dole
LAT Photo USA

“ Sono macchine molto diverse, la Z4 è una automobile piccola, molto agile ma con poca potenza se parliamo della coppia motore, la M6 invece è l’opposto, dispone di tonnellate di coppia, ha dimensioni maggiori quindi può vantare anche un miglioramento aerodinamico. Entrambe richiedono un approccio di guida differente, per noi piloti è necessario resettare il cervello e avvicinarsi alla nuova vettura con atteggiamento ricettivo per poter trarre il massimo da essa.”

I recenti test prima della Rolex 24 sono stati importantissimi per capire la nuova vettura, Bill ed il suo compagno sono stati studenti diligenti ed hanno saputo essere subito molto veloci con la M6.

“ Si è trattato di un work in progress durato tre giorni, tuttavia siamo riusciti sempre a migliorare, siamo molto soddisfatti. L’idea del Direttore, Jens Marquardt, è partita circa un anno fa, era il tempo necessario per avere una vettura competitiva da subito, dentro si sente tutta la capacità ingegneristica di BMW. I ragazzi di Rahal stanno facendo un lavoro instancabile per poter migliorare un prodotto che è nato già ad un livello superiore. Per la Daytona sono ottimista, penso che la M6 sia una buona macchina e che potremo essere competitivi.”

Le vetture per Daytona saranno due, la numero  # 100 di Lucas Luhr, John Edwards, Kuno Wittmer e Graham Rahal e la numero # 25 di Bill Auberlen, Dirk Werner, Bruno Spengler e Augusto Farfus. Alla Roar before the 24 in P1, la numero #100 ha esordito con un ottimo 1.45,008 che l’ha di fatto piazzata nella miglior posizione di categoria, quando si è ripreso la pista per la P2, entrambe le M6 sono state sul gradino alto, ma questa volta ha svettato la numero # 25 segnando 1.45,120 seguita dalla # 100 con 1.45,150. Ancora in P5 la migliore delle GTLM è stata la # 25 con 1.45,510.

“ Se guardiamo ai tempi registrati nelle prove ci accorgiamo che è successo un fatto nuovo quest’anno, già lo scorso campionato in GTLM eravamo  vicini, ora tutte le squadre hanno lavorato bene durante l’inverno, ci sono molte vetture nuove come la Ford e la Ferrari, e siamo tutti ancora più vicini. La lotta sarà dura. Dobbiamo solo sperare che la nuova M6 sia molto affidabile, a questo punto la 24 ore diventerà una corsa interessante per noi.”

Mercoledì 27 gennaio quando alle ore nove si darà il via ufficiale alla Rolex 24, le due BMW M6 correranno con due livree commemorative, una è stata preparata con uno speciale riferimento alla storia della BMW negli Stati Uniti, l’altra sarà disegnata pensando al futuro.

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Sarà un debutto enfatizzato da tanta commemorazione, infatti il numero 100 celebra  il compleanno della Marca, il 25 è stato scelto per ricordare la prima stagione di BMW Motorsport negli Stati Uniti . Inoltre il 2016, è il 40° anniversario della prima vittoria assoluta di BMW alla 24 ore di Daytona.

Photo  IMSA / BMW RLL Team / Web

I nuovi motori Mazda a benzina per i prototipi

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La squadra Mazda ha equipaggiato le sue vetture per il nuovo campionato IMSA WeatherTech S.C.2016,con il nuovo motore a benzina chiamato MZ–2.0 T, prima di avvicinarsi ai test collettivi di inizio gennaio, l’unità motrice aveva già collezionato oltre 4.000 miglia di test, durante l’anno passato.

Il nuovo motore a quattro cilindri, costituisce una evoluzione del precedente MZR-R di progettazione Advanced Engine Research LTD in collaborazione con MAZDA che già conoscevamo in quanto era oggetto in uso sulle piste fin dal 2006,la descrizione delle caratteristiche è tutta nella sigla, dove MZ sta per Mazda, 2.0 fa riferimento alla capacità di due litri e T è il cenno all’uso del turbocompressore.

Oltre allo sviluppo della nuova unità dedicata all’endurance, le due compagnie sono al lavoro anche  sul vecchio tipo, lo MZR-R, in quanto alimenta l’intero parco macchine Indy- Light.

John Doonan, responsabile del Reparto Mazda Motorsport nel Nord America squarcia il velo sulle strategie nel settore dei motori “ In tre anni di stock-block, avevamo acquisito una buona conoscenza sul motore diesel, ma il cambio dei regolamenti per il 2017, ci ha convinti che per raggiungere più facilmente i nostri obiettivi a lungo termine, quindi lottare per i titoli ed i campionati, fosse più idoneo costruire un nuovo motore a benzina. La nostra squadra non ha goduto di festività, il lavoro per lo sviluppo ha richiesto enormi sacrifici a tutti i componenti del team, noi amiamo correre e con i risultati che abbiamo ottenuto, siamo fiduciosi nel farlo, il nuovo motore non è solo veloce, ma è anche molto affidabile.”

L’ingegnere Marcus Shen entra meglio nel dettaglio “ Il nostro nuovo motore a benzina ad iniezione diretta, oltre ad una grande potenza disponibile sul pedale dell’acceleratore, è anche molto parco nei consumi di carburante, produce circa 285 CV per litro ed è una stima migliore di  quella di altri motori della categoria. Questa potenza ci ha indicato una nuova direzione di sviluppo anche per quanto riguarda altre aree di lavoro della vettura, per esempio l’aerodinamica, andando più veloci, il corpo produce più downforce e il telaio lavora meglio, quindi non solo più potenza ma anche miglioramenti concreti nella performance collettiva.”

Queste opinioni teoriche del progettista sono state verificate sulla pista durante i recenti test a Daytona chiamati,  Roar before the 24, Jonathan Bomarito, uno dei piloti ingaggiati racconta così “ Questo nuovo motore ha una guidabilità eccellente, la potenza esce facile con ogni marcia e a qualsiasi regime di rotazione. La mancanza di turbo lag è impressionante e la coppia in basso è consistente. Questo significa che quando affronteremo icircuit dove saremo costretti a variare per le caratteristiche della pista, i nostri ingranaggi del cambio, potremo sempre disporre di una buona quantità di potenza.

Per il Campionato IMSA, Mazda schiererà due vetture, una con il numero # 55, a disposizione di Jonathan Bomarito e Tristan Nunez, e la numero # 70 per i piloti Joel Miller e Tom Long. In occasione della Rolex 24, in aiuto, arriveranno Spenser Pigot sulla # 55 e Ben Devlin sulla # 70.

photo IMSA