24 Ore di Le Mans , un ritorno storico

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Di ogni edizione si dice possa diventare memorabile, si ricercano i mille e più motivi per giustificarne l’enfasi, ma quella del 2016, la ottantaquattresima della serie iniziata nel lontano 1923, si appresta senza dubbio a diventarla, sensazionale.

Ad iniziare dal numero dei concorrenti , sessanta sono le vetture invitate ed hanno richiesto la costruzione di quattro nuovi  garage sulla pitlane, naturalmente è stata adeguata anche tutta la logistica relativa.

Lo scorso anno, in un freddo e piovoso venerdì pre-gara, la figura maestosa di Chip Ganassi  si era materializzata all’interno della sala ospitalità di Ford, a ridosso della variante che porta il nome del colosso di Deaborn e con poche e semplici parole, aveva spiegato quale fantastica sfida poteva essere per lui, affrontare la 24 Ore di Le Mans con un partner come Ford.

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Tante e studiate le relative coincidenze, ma tutto rientra nel gioco dello showbiz, lo sforzo prodotto da Ford è enorme. Quattro le vetture ingaggiate sulla Sarthe e tutte portano un numero legato alla storia che lega la casa americana alla 24 Ore. Dal 66 al 69 incluso, per ricordare le quattro vittorie consecutive, ognuna per suo conto memorabile e storica.

1966, finalmente dopo tante parole, i sogni di Henry Ford II si avverano, tre GT 40 con motore Ford V8 tagliano il traguardo quasi simultaneamente. Il trionfo è completato con la gioia di un paio di record, Gurney si prende il lusso di un giro a 230.103 kmh mentre il duo  McLaren-Amon portano la distanza percorsa a 4843.090 metri alla media di 210.795 kmh.

1967, sotto gli occhi di una folla record, più di 300.000 spettatori, la Ford MK IV di Foyt- Shelby, macina i record dell’anno precedente, i chilometri percorsi diventano più di 5.000 e la velocità di punta sale a 247 kmh. La Ferrari con il modello di punta 330 P4 non è pervenuta, si classifica al quarto posto senza mai aver impensierito la vettura americana.

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1968, per limitare la scalata alla velocità, la Commissione Sportiva Internazionale, limita la cilindrata a tre litri per i prototipi, viene concesso il limite a 5 litri imponendo una quantità minima di 25 esemplari costruiti. Approfittando di questa decisione, Ford e Ferrari, si ritirano ufficialmente  e alla 24 ore si impone una GT40 privata con il v8 4.7 litri, quella della scuderia di John Wyer che mette sulla ribalta il pilota messicano Pedro Rodriguez ed il francese Lucien Bianchi.

1969, è l’anno della celebrazione generale del pilota belga Jacky Ickx. In segno di protesta e per ovvie ragioni di sicurezza, rifiuta la partenza in stile Le Mans, si muove dalla sua piazzola di partenza camminando verso la vettura invece di correre come i colleghi. La sua corsa diventerà una rincorsa folle alle posizioni di prestigio, le ultime due ore di gara, tengono tutti gli spettatori con il fiato sospeso e anche se la Porsche 908 Coupè di Hermann-Larrousse si dimostra più performante della sua Ford Mk 1, offre al costruttore americano la quarta vittoria consecutiva a Le Mans, precedendo sulla linea del traguardo la Porsche per soli 120 metri.

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Se l’epopea Ford aprirà nuovi capitoli, a dieci giorni dalla bandiera verde, non è dato sapere, sicuramente per celebrare il ritorno in forze del colosso americano sul circuito della Sarthe, nello spazio espositivo di 1200 mq all’interno del villaggio, si terrà una esposizione di vetture dal titolo “ Americans at Le Mans “.

16 vetture che hanno impresso sull’asfalto francese il loro spirito a Stelle e Strisce si esibiranno nel sabato della gara in una parata unica a favore degli spettatori. Lo show espositivo si aprirà mercoledì 15 giugno alle ore 14.00.

Non potevano mancare le tre dominatrici della gara del 1966, Ford le aveva riunite nella celebrazione del 2006 alla Le Mans Classic e ora le ripropone in tutto il loro splendore in questa esposizione, il rapporto USA Le Mans, è affrancato dai pochi ma buoni attori pilota che si sono cimentati nella classica francese, uno su tutti, Steve McQueen, per ricordare la grandezza del suo film la Porsche 908 Cam car usata nel 1970 per girare le scene in pista.

Grazie alla apertura di una categoria speciale chiamata NASCAR, nel 1976 dagli Stati Uniti, giunse una Corvette con livrea speciale per celebrare il Bicentenario della Nazione. John Greenwood ne fu l’artefice e la grande Corvette con le regolazioni IMSA riuscì a farsi ammirare anche dal pubblico europeo.

Un altro degli attori simbolo di Hollywood passò da queste parti, si tratta di Paul Newman e per celebrare la sua partecipazione, sarà presente la sua Porsche 935. La Corvette C7R esposta è in realtà la vettura di scorta del team Corvette racing per questa edizione , parcheggiata all’interno della esposizione con un sufficiente tocco di scaramanzia. Si tratta della vettura che ha vinto la sua classe lo scorso anno.

Don Panoz, è una figura emblematica del rapporto esistente fra A.C.O. e gli Stati Uniti d’America. Ideatore e promotore della serie American LMS, proprietario del circuito dove ha fortemente voluto la gara di 10 ore chiamata Petit Le Mans. E’ stato il primo ad intuire il potenziale del brand Le Mans e a sottoscriverne la promozione. In suo onore verrà esposta una Panoz LMP1- Roadster 2000.

Per completare la mostra sono previste altre icone come la Ford Torino e la Dodge Charger del 1976, una obsoleta Ford T del 1923, una Cunningham C4-R del 1954, la Corvette sempre di Briggs Cunningham proveniente dalla corsa del 1960, una rara Shelby Cobra Daytona del 1965, una  Viper GTS C9 del 1998 e infine una Chrysler LMP del 2001.

 

Photo copyright   stefanoiori / drawing by ACO

 

 

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