Idee chiare, obiettivi precisi.

Fra gli anni cinquanta e sessanta Ferrari ha rappresentato il punto di riferimento per piloti privati e non, che avessero il desiderio di competere nelle grandi classiche di durata . Nonostante negli ultimi decenni il target sportivo aziendale principale fosse la formula 1, due vittorie di classe a Le Mans negli ultimi tre anni hanno riacceso la speranza dei tifosi in tutto il mondo . Ripercorriamo attraverso le parole di Furio Fasòlo, una emozionante visita alle officine Ferrari , pubblicate sul numero 10 , autunno inverno 1950 , della rivista Motor Italia .

“ Lo scorso ottobre, Ingrid Bergman e Roberto Rossellini, provenienti da Parigi, anziché puntare direttamente verso Roma, sostarono a Maranello, sulla strada che da Modena porta all’Abetone . E’ un paese al quale la guida del Touring dedica esattamente quattro righe , eppure i suoi abitanti hanno ormai l’abitudine di veder giungere in visita signori provenienti da ogni parte del mondo , dall’America del Nord all’Australia, e, naturalmente, dalle varie capitali europee . Non sono turisti alla ricerca di celebrati monumenti , ma poeti della velocità , per lo più miliardari, beati loro, ansiosi di entrare nel sacrario della loro passione. Lo stabilimento nel quale Enzo Ferrari costruisce le auto che si “bevono” i duecento e dieci chilometri all’ora senza il minimo sforzo. Di questa schiera di tifosi della velocità, Rossellini meriterebbe di essere nominato il porta gonfalone , delle macchine e dei motori addirittura  il microbo , non di rado copre il percorso Roma-Parigi in una sola giornata , del resto, come automobilista, è assai più di un raffinato dilettante , possiede una tale abilità che – mi  dichiarava Enzo Ferrari – sarebbe in grado senz’altro di esercitare la professione di collaudatore di auto da corsa con un successo non minore di quello che ottiene come regista.-

Anche Ingrid è assai brava al volante , sull’Autodromo di Modena ha provato un bolide rosso da corsa, dimostrandosi “ automobilista disinvolta “ . E’ una signora semplice, paziente,  che non si dà delle arie, non si atteggia a intellettuale. Ma le sue osservazioni sono acute. Quando, a Maranello, Rossellini manifestò il proposito di acquistare un’altra velocissima  Ferrari, ella commentò: “ E io comprerò altre due valigie. Così appena finito un viaggio, saremo subito pronti per intraprendere quello successivo…”

Il sacrario della velocità è uno stabilimento nuovo, razionalissimo, ma di estrema semplicità. Per esempio, nell’ampio studio di Enzo Ferrari invano cerchereste alle pareti una  fotografia, un quadro, un oggetto ornamentale. Forse una segreta civetteria ispira questa linda austerità, ci sarebbe da sospettarlo, quando le idee e le direttive qui dominanti si odono  esposte da Lui, Enzo Ferrari, il Commendatore, come tutti lo chiamano semplicemente . ( E’ una commenda di cui può essere fiero, se la guadagnò come asso del volante, a 25 anni di età con una spettacolosa vittoria, sul circuito di Pescara ). Incisivo e pittoresco nella conversazione, egli dice .” Ci sono grandi aziende in cui si nota la profusione di marmi, ma se si  guarda oltre l’apparenza non si trova quasi niente altro. Invece la forza delle aziende sono gli uomini “.

E’ così convinto di questa verità, che gli uomini Ferrari ha l’ambizione di formarseli lui stesso. Ed ecco come. A Maranello ha creato una scuola di meccanica, alla quale, dopo un   esame di ammissione, sono accolti i migliori ragazzi che hanno superato la quinta elementare . “ I più furbetti” egli dice . L’insegnamento loro impartito è ispirato a praticità, ma tiene conto del fatto che un buon meccanico deve pure avere anche chiare idee generali. Con il corpo insegnante si potrebbe costituire anche un Comitato di Liberazione Nazionale, perché vi figurano anche il Cappellano di Maranello e il sindaco comunista. I risultati ? Basti dire che nella fabbrica di Ferrari esistono già dei giovani capi-reparto usciti da questa scuola .

Mentre visito lo stabilimento , in cui lavorano 240 persone , il Commendatore spiega : “ Questa è una industria artigiana…anzi una università artigiana “. Mi guardo attorno, e  comprendo che, se gli uomini sono considerati elemento di primaria importanza, non si dimentica la necessità di mettere a loro disposizione i più moderni e perfezionati strumenti di  lavoro. Certe macchine utensili, provenienti da ogni parte d’Italia e dai più progrediti paesi d’oltre frontiera, sono autentici gioielli. Una cinquantina di sensibilissimi strumenti di  misurazione, nella sala prova, scandagliano anche le più impercettibili particolarità psicologiche dei motori. Quest’ultima espressione è presa a prestito dalle convinzioni di Ferrari : “  Per ciascun tipo, ogni motore è identico ai suoi fratelli, data la scrupolosissima esattezza con cui è costruita e controllata ogni parte . Eppure ogni motore ha una sua anima . Qualche  volta accade che un motore inizialmente timido diventi una rivelazione. “ A Maranello, egli trascorre un numero incalcolabile di ore, spingendo la sua giornata fino a notte fonda.  Quando non è qui, lavora nella sede di Modena, ove esistono uffici, una organizzazione per la messa a punto delle macchine, e una sala nella quale si possono ammirare i recentissimi  purosangue della scuderia. Accanto alle macchine da corsa, le belle auto per il turismo extra veloce. Da quanto tempo Ferrari conduce questa vita da eremita ? Mi ha confessato che da  14 anni non mette più piede in un cinema o in un teatro, ma farà una eccezione quando si proietterà “ Stromboli “ perché è curiosissimo di vedere l’interpretazione di Ingrid.

Da 19 anni non si reca più a Roma. Esclama , “ Spero di non andarci mai più in vita mia “. Avete capito anche voi che in questa esclamazione polemica la vivacità e l’intenzione sono  riservate tutte e soltanto a certi sistemi della burocrazia. Ogni qualvolta cercò ausilio per la sua azienda , che è, una iniziativa tecnico agonistica non parassitaria , egli mette in risalto,  ebbe buone parole, ma fatti, niente. Ben diversa è l’atmosfera di Milano e di Torino, dice Ferrari. A Milano chiunque abbia idee chiare e volontà di fare trova comprensione sportiva.  Torino gli è cara per molte ragioni. Parlando della metropoli subalpina , subito accenna alla Fiat. Dice: ” E’ la grande nutrice generosa, creatrice di tecnici. Ovunque in Italia si  fabbrichino automobili, si trova uno stato maggiore formato di torinesi che impararono l’arte dalla Fiat. Io pure qui ho un certo numero di ottimi tecnici torinesi di questa provenienza “   Dai tecnici alle auto . Ferrari, per le proprie esigenze personali, non usa una Ferrari ma una Fiat 1400, che considera come una benefica innovazione rivoluzionaria . “ E’ la macchina  che finalmente dà agli italiani il gusto di andare comodamente in automobile. E’ un gusto che prima era vietato, a meno che si acquistassero macchine straniere costose, ingombranti e  di alto consumo “.

Volete sentire in qual modo egli dice di lavorare per una clientela di iniziati ? Ecco : “ Chi vuole un auto economica non venga da me, chi vuole una macchina silenziosa, non venga da  e , chi vuole una macchina che consumi poco, non venga da me, e chi vuole una macchina comoda, non venga da me . Ma, sorriso di trionfo, chi vuole una macchina velocissima e  sicura, deve per forza venire da me “.

Quest’uomo che vive immerso nel proprio lavoro, è apertissimo alle cose del mondo. E’ abbonato a 25 riviste italiane e straniere, e se le legge attentamente, né trascura molte altre  pubblicazioni. Gli piace il giornalismo, se praticato con serietà e intelligenza, e ricorda di essere stato, prima dell’altra guerra , un corrispondente della Gazzetta dello Sport da Modena .  arebbe un efficacissimo corsivista, per esempio, si otterrebbe un piacevole articolo trascrivendo testualmente i suoi commenti sul fatto che il CONI dà al pattinaggio a rotelle un  contributo maggiore di quello che elargisce all’automobilismo . Né meno gustosi sono certi suoi rilievi sui radio notiziari che si occupano prima del gioco delle bocce e di altri  analoghi sporte, infine , sull’automobilismo . Se è in vena, racconta piacevoli aneddoti . Un giorno, egli, il povero Campari e altri amici, erano di passaggio alla Porretta in periodo di manovre militari . Alcuni alti ufficiali invitarono a pranzo gli assi del volante e l’invito fu accettato . Al levar delle mense, gli amici, perfidi, istigarono Campari “ Fa un discorso…fa un  discorso… “ Il corridore si alzò e disse con forte accento dialettale “ Signori Generali, vi ringraziamo della buona accoglienza. I nostri mestieri sono differenti, ma andiamo d’accordo lo  stesso. Voi preparate la guerra, noi prepariamo le corse, ma tutti quanti lavoriamo…lavoriamo per la fabbrica dell’appetito “. Ma se Ferrari racconta gli episodi sugli amici, gli amici  narrano aneddoti su Ferrari . Per esempio, rammentano che recentemente una pubblicazione sportiva spulciò da un verbale di una riunione di tecnici questo suo aforisma, “ Io sono per  l’Alfa Romeo, ciò che Togliatti è per la Democrazia Cristiana . Sono un fattore di incitamento, un motivo di emulazione “.

Ma quando parla dell’Alfa egli si esprime con nostalgia, ricordando i venti anni di lavoro che vi trascorse . Questo costruttore di auto è un sentimentale . Bene in vista, nel suo studio di  odena , risalta una fotografia di Baracca, accanto al proprio glorioso aereo , sulla carlinga spicca uno stemma , il cavallo rampante . E’ il medesimo cavallo rampante che figura sul  cofano delle Ferrari . L’idea che ha ispirato l’accostamento si commenta da se .

Copyright Furio Fasòlo 1950

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